Testi/Bio

Marzia Vetrano, Formatasi all’Accademia di Belle arti di Napoli, alla scuola del Maestro Guglielmo Longobardo.Appa ssionata di ipnosi regressiva, resta profondamente colpita dagli studi del Prof. Brian Weiss, Ian Stevenson e comincia a sperimentare un linguaggio pittorico incentrato sull’attività onirica e le memorie di altre vite. Successivamente, si avvicina alle ricerche innovative di Talbot ed eminenti studiosi come Bohm,Lanza, Aspect, Kaku, Greene, Hawking e molti altri.

Coerentemente coi principi ispiratori della sua opera, lavora sulla rielaborazione dei piani, della dimensionalità spaziale e sull’abbattimento delle prospettive canoniche e temporali:
“L’universo è bidimensionale ma è il nostro cervello a percepire in 3D”

“L’universo è un immenso campo morfogenetico. La materia solida che noi percepiamo nella sua concretezza è solo informazione.Il nostro cervello legge i campi di informazione e ci fa percepire la realtà come concreta ma così non è. Il tempo è un costrutto della nostra Mente ma dato che siamo noi a decidere se un evento dev’essere onda o particella, siamo sempre noi a voler vedere il tempo lineare. Per trascendere il tempo dobbiamo convincerci del fatto che non è quello che crediamo. Tutto avviene nello stesso tempo ed è tutta informazione. Cio’ che accade nel mondo quantistico, accade nel mondo macroscopico perchè il mondo che percepiamo è fatto di quanti.L’universo è un immenso fantasma come afferma Bohm.”

“Visioni Noir” di Francesca Londino
– anno 2008

L’inconscio è qualcosa che noi realmente non conosciamo, ma di cui siamo obbligati a prendere atto perché spinti da deduzioni irrefutabili. (S. Freud)

Uno scenario pittorico intriso da un forte sentore di fatalità e da antiche suggestioni alchemiche, in cui creature dagli sguardi medusei, sigillate in una trasognante e struggente malinconia, urtano lo spirito tinto di bianco, nero e rosso scarlatto.Una tensione enigmatica che incanta e turba al tempo stesso, una complessa fragilità e un’impalpabile purezza ancestrale prendono forma come visioni dell’interiorità, assumendo un aspetto concreto e tangibile anche per chi persiste a non voler varcare la soglia del mondo sensibile.
Libera da mode e tendenze, Marzia Vetrano rimane fedele ad una concezione estetica dalla quale scaturiscono tracce di immagini esterne scivolate nell’inconscio, richiami agli orrori del mondo e impressioni profonde le cui radici affondano nel remoto dei tempi. La sua è una pittura noir, gotica, di tensione espressionista, modulata però da una regola del tutto libera e singolare. Il fare artistico della Vetrano scorre su un doppio binario, ma anziché puntare sul dualismo tra illusione e realtà, tra buio e luce, tra passato e contemporaneità, l’artista ricompone queste discrepanze che spaziano dalle tematiche ai significati della sua pittura, ipotizzando la loro convivenza in una dimensione estetica indescrivibile e totalmente altra. Una caratteristica che conferisce alle opere dell’artista lo stesso potere d’incanto contenuto nel mistero, nelle antiche leggende e nella storia umana.

“La riflessione esistenziale di Marzia Vetrano” di Nello Aironte
– anno 2005

Una pittura dichiaratamente “secessionista” rifiuto totale di ogni formula accademica. La pittura di Vetrano ci riporta indietro nel tempo quasi di un secolo. Cosi’ lontana dalla luce e dai colori del mediterraneo che pure dovrebbero appartenere ad una napoletana,.La sua e’ un’arte priva di colore, fredda e tagliente come il gelo del nord. IL suo stile nervoso,duro,deformante, antinaturalistico e’ piu’ xilografico che pittorico. La linea ,lontana dal decorativismo e dalla flessuosita’ Art Nouveau, procede per rette spezzate definendo figure inquietanti ricche di tensione drammatica e psicologica che incutono indicibile angoscia. Una riflessione sul tempo che fu,quello della seconda guerra mondiale,dei campi di concentramento e di una tragedia collettiva che ha infangato l’esistenza dell’uomo che da allora e’ oppressa da soffocanti quesiti ancora in attesa di una risposta. Tale sfiducia,guida il segno della giovane pittrice che immagina un mondo esoterico e simbolico alla Ensor ,popolato popolato da figure larvali degne di Munch o all’opposto spigolose anatomie suggestionate dalla pittura berlinese di Kirchner ed Heckel. L’esperienza artistica di Vetrano,che affonda le sue radici nelle opere dei grandi espressionisti , e’ tuttavia originale e personalissima poiche’ mediata da autentica soggettivita’. La pittrice rinnova, a distanza di sessant’anni da quei fatti storici,una ulteriore riflessione sul falso progresso della civilta’ industriale ed ipertecnologica ,sul mondo fiero ed utopico , che dagli anni’quaranta del XX secolo fino all’undici settembre 2001 non sembra per niente aver inteso il valore della liberta’ dell’individuo.

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